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museo archeologico

Il Museo Archeologico Lametino è sito al primo piano del complesso Monumentale del San Domenico, Lamezia Terme (CZ).
Orari apertura museo archeologico:
mattina 8.30 -12.30; pomeriggio 15.30 -18.00.
Nei mesi di giugno, luglio, agosto: mattina 8.30-12.30; pomeriggio 16.00 - 18.30.
E' possibile acquistare la guida del Museo lametino e varie pubblicazioni all'interno dell'edificio.

Il prezzo del biglietto di ingresso è € 1,00.
Previa prenotazione, il servizio di guide è offerto gratuitamente a comitive, gruppi e scolaresche dall'Associazione Archeologica Lametina con cui l'amministrazioni Comunale ha stipulato apposita convenzione

sede della Sovrintendenza Polo lametino tel. 0968.441947


immagine di anforareperti età romanaantica mascheraantiche moneteantica statua

Sabato 13 febbraio 2010 è stato inaugurato il nuovo Museo Archeologico, dopo il trasferimento nel complesso monumentale del San Domenico presentato nelle settimane scorse.
La riapertura del museo archeologico rappresenta il raggiungimento di un obiettivo importante dell'Amministrazione comunale di Lamezia Terme, che risponde al bisogno di recupero dell'identità del territorio attraverso le tracce e i segni riscoperti del suo passato più lontano. Il risultato raggiunto è frutto del proficuo rapporto di collaborazione dell'Amministrazione negli ultimi anni con la Sovrintendenza per i beni archeologici della Calabria.
L'attuale Soprintendente, dottoressa Simonetta Bonomi, ha del resto ricordato, in un recente incontro col Sindaco, che la legislazione vigente in materia di beni culturali fa della valorizzazione del patrimonio materia concorrente tra Stato ed Enti locali, e che la realizzazione di un  nuovo allestimento museale all'interno di un edificio storico di per sé carico di significati come il S. Domenico, che racconta un pezzo di vita della nostra città, è il modo migliore di presentare alla comunità lametina il complesso dei reperti recuperati nel corso del tempo, legandoli alla storia del territorio. Nel medesimo incontro col Sindaco il dott. Roberto Spadea, direttore archeologo dell'area lametina, che sta curando il nuovo allestimento, ha anticipato che saranno molte e significative le novità  del nuovo Museo, dalla pannellistica arricchita nel numero e nei contenuti per far spazio a tutti i materiali rinvenuti nel territorio e alle novità maturate in scavi e ricerche dell'ultimo decennio, alla forte impronta didattica della sezione preistorica.  

La nuova sede del Museo, al primo piano del Complesso Monumentale, molto più ampia e imponente della precedente, è stata restaurata proprio per essere resa idonea ad ospitare il nuovo allestimento ed ha richiesto un lavoro molto impegnativo e delicato per renderla idonea ad accogliere e conservare nel rispetto delle misure di sicurezza necessarie, reperti archeologici di grande valore di proprietà dello Stato. 
Per settimane è stato svolto un intenso lavoro, per dare  attuazione alle direttive  della Sovrintendenza archeologica regionale recepite dall'Ufficio territoriale lametino, in piena sinergia con l'Ufficio Beni culturali, con l'Area tecnica del Comune di Lamezia Terme, e con la professoressa Giovanna De Sensi Sestito, delegata del sindaco Gianni Speranza per le Attività culturali. 
 
I fondi impegnati per l'intera operazione ammontano a circa 400 mila euro; quelli necessari per il trasferimento, nel quale ha profuso grandi energie l'Associazione archeologica lametina, sono stati attinti dal bilancio regionale, e da quello comunale; col contributo dei fondi POR si sono potute affrontare le spese per gli adeguamenti strutturali, gli impianti tecnici, per il nuovo allestimento e per le forme diversificate di comunicazione che si stanno realizzando. 
E' una grande opportunità l'apertura del nuovo Museo Archeologico Lametino, che va ad inserirsi a pieno titolo nella rete dei Musei archeologici della Calabria, per l'importanza dei reperti che custodisce, tutti quelli del territorio, e dunque per il loro essenziale valore culturale di segni e testimonianze di millenni di storia della Piana di Sant'Eufemia. 
 
L'ampiezza degli spazi consente l'articolazione della nuova esposizione in tre sezioni distinte: Preistoria, Età classica, Età medievale.
 
Preistoria. La sezione preistorica, dedicata allo studioso nicastrese Dario Leone, documenta la frequentazione umana in Calabria fin dai tempi remotissimi. Nelle sue vetrine sono esposti i più antichi strumenti utilizzati dai primi cacciatori paleolitici che abitarono la regione. Inoltre sono esposti i segni della presenza di agricoltori neolitici nella Piana Lametina (Casella di Maida, Acconia, San Pietro Lametino), a partire da 7500 anni fa. 
 
Età Classica. Le più antiche testimonianze archeologiche di età greca, sporadiche, ma interessanti, appartengono al VII secolo a.C. e sono costituiti da frammenti ceramici, raccolti in località Sansinato, sull'istmo Lamezia- Catanzaro, che attestano l'utilizzazione dell'istmo quale via di comunicazione più breve e più comoda tra i mari Ionio e Tirreno. Ma le vetrine della sezione classica illustrano principalmente i rinvenimenti archeologici, epigrafici e monetali relativi a Terina, splendida  subcolonia di Crotone, la cui realtà urbana è stata individuata nell'area di Santa Eufemia Vetere, dove dal 1997 la Soprintendenza della Calabria conduce ricerche sistematiche.
 
Età Medievale.  La sezione medievale finora dedicata prevalentemente al Castello di Nicastro, che ha origine normanna, si arricchisce dei reperti dell'Abbazia di S. Maria di S. Eufemia recuperti nella campagna archeologica del 2006.
Nelle vetrine sul Castello è esposta una selezione del materiale più significativo rinvenuto durante le campagne di scavo archeologico condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria dal 1993 in poi. La scelta dei pezzi, disposti nelle vetrine secondo un criterio strettamente cronologico, intende mostrare l'attestarsi nell'area della fortezza di una frequentazione continua dall'età bizantina e normanna all'età moderna. Altre vetrine illustrano i risultati delle indagini compiute nell'Abbazia Benedettina di Santa Eufemia, edificata tra il 1062 ed il 1065 da Roberto il Guiscardo sui resti di un antico monastero bizantino, con una campionatura dei materiali ceramici  frammentari  recuperati con la recente campagna di scavi e l'esposizione di altri reperti provenienti dall'Abbazia.